Pensare le emozioni e trasformare l’ambiguità del contesto in risorsa

Il modo di essere inconscio della mente, a differenza del pensiero razionale, ci fa vivere una realtà, una relazione con il contesto, emotiva e confusiva. Le stesse situazioni, persone, gli stessi luoghi o eventi, se da un lato vengono percepiti razionalmente, dall’altro vengono vissuti e rappresentati affettivamente. Percezioni ed emozioni, in interazione, permettono e organizzano la relazione che abbiamo con il contesto.

La realtà e gli altri, “colorati” da interpretazioni emotive a loro volta innescate dal contesto, reagiscono alle azioni conseguenti a tali elaborazioni affettive e, così facendo, le modificano. Percepiamo infatti le risposte del contesto alle nostre emozioni e ci regoliamo di conseguenza. Se in un primo momento, sia della nostra storia individuale che in quella dell’essere umano in generale, agiamo la nostra emozionalità tenendo in considerazione esclusivamente i nostri impulsi senza considerare il contesto, le risposte di questo fanno instaurare una relazione diversa, dove viene attribuito maggiore peso alla vicendevolezza ed alla reciprocità con esso.

Una caratteristica importante della nostra relazione con la realtà è l’ambiguità. Il modo inconscio della mente tende a vivere la relazione in modo ambiguo. Gli oggetti e le persone acquistano un significato affettivo ma anche, al contempo, il suo contrario. Possiamo vivere l’altro come amico ed allo stesso tempo nemico, buono e cattivo, un evento come attraente e fastidioso. Ed ecco allora entrare in gioco l’azione dettata dall’emozione, l’agito emozionale, che risolve tale ambiguità, facendoci considerare il contesto in modo univoco. La rappresentazione affettiva del reale è ambigua e il passaggio all’azione emotivamente connotata risolve tale ambiguità.

Tollerare l’ambiguità, dato che genera ansia, non è facile; ma oltre all’agito, c’è la possibilità di pensiero. Essa può essere elaborata se la rappresentazione emozionalmente ambigua viene pensata. Le emozioni vengono spesso liberate all’interno delle relazioni facendo scaturire risposte da parte del contesto. E’ un processo, seppur primitivo, di autoregolazione delle relazioni. Ma ben più fruttuoso è un approccio riflessivo: le emozioni, se accettate e pensate, diventerebbero una risorsa per leggere noi stessi, gli altri e la realtà con occhi diversi, innescando cambiamenti.

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